Nuoto in Sardegna: il resoconto dell’ultima stagione all’alba della nuova

In quest’ultima settimana di Agosto si consumano gli avanzi di un’estate ormai entrata nella sua fase finale, e chi vive nel mondo del nuoto è già proiettato alla nuova Stagione 2019/2020 che ormai è alle porte. Le società sono al lavoro per riorganizzare e confermare gli staff tecnici, gli atleti prendono i contatti con gli allenatori per programmare gli obbiettivi della stagione agonistica e i motori di filtraggio delle piscine sono rimessi in moto per garantire acqua limpida e perfettamente clorata dal 2 settembre, giornata nella quale molte delle piscine dell’isola riapriranno.

E che stagione sarà per gli atleti e le società sarde?

Difficile poter prevedere come andranno le cose ma possiamo provare ad analizzare questo momento che è al contempo un punto di partenza ma anche il punto in cui trarre le conclusioni dell’ultima stagione passata. Già, una stagione che ci lasciamo alle spalle caratterizzata da alti e bassi, che proveremo ad esaminare da quelli che sono i punti positivi.

Al momento attuale la Sardegna può vantare due Atleti Mondiali: Francesca Deidda e Marcello Guidi. La prima è ormai da diversi anni una certezza della Nazionale di Nuoto Artistico (o Nuoto Sincronizzato per i nostalgici) con la quale ha vinto la medaglia d’argento nell’highlight routine ai Mondiali di Gwangju; Francesca porta sulla pelle i 5 anelli olimpici avendo partecipato a Rio 2016 e sicuramente lavorerà quest’anno per esserci anche a Tokyo 2020 e magari portare a casa qualcosa di importante. Marcello invece, che dopo l’esperienza agli Europei di Glasgow ha deciso di lasciare l’isola e accasarsi alla Circolo Canottieri Napoli, quest’anno ha provato l’emozione di gareggiare ad un Mondiale piazzandosi 17esimo nella 5 km: anche lui proverà a confermarsi nella squadra nazionale di fondo e punterà le prossime Olimpiadi. Inoltre non possiamo non citare tra i migliori nuotatori sardi Francesca Annis, in forza alla Gestisport ma con una passato all’Atlantide: non sarà un’atleta da campionato del mondo però nella sua specialità è sicuramente tra le migliori nuotatrici italiane e il bronzo nei 200 farfalla agli ultimi campionati italiani di categoria è l’ennesima conferma.
E’ bello sapere di avere dei nuotatori sardi nelle massime manifestazioni nazionali e internazionali: un po’ avvilente è però constatare che sembra necessario abbandonare l’isola per raggiungere questi livelli.

L’altra nota positiva è il lavoro svolto dal Comitato Regionale Sardo. Quest’estate Cagliari ha ospitato la Mediterranean Waterpolo Cup e le principali nazionali giovanili del Mediterraneo: a Terramaini l’Italia under 17 si è qualificata seconda per poi andare a vincere gli Europei in Georgia qualche settimana dopo. Questa è stata l’ultima (in ordine cronologico) di tante iniziative del Comitato per avvicinare la nostra realtà isolana/isolata al resto del mondo, ma ce ne sono state altre e ne citiamo alcune.

A Maggio è stata ospitata la nazionale di nuoto Juniores e la nazionale velocisti a Olbia. E’ stata l’occasione per i nuotatori sardi di gareggiare e confrontarsi con gli azzurri e per i tecnici sardi per partecipare a un corso monotematico offerto gratuitamente dai tecnici federali e da docenti nazionali.
Sempre per quanto riguarda la formazione il Comitato ha lavorato affinché fossero organizzati nell’isola corsi d’interesse nazionale con docenti della FIN centrale: il corso di Specializzazione Disabili a Olbia e il corso per Allenatore di Nuoto e Nuoto per Salvamento ad Alghero hanno permesso di avvicinare la preparazione dei tecnici sardi agli standard nazionali.

La Nazionale Italiana under 17 a Terramaini in occasione della Mediterranean Waterpolo Cup (FIN Sardegna)

Queste iniziative possono divenire linfa vitale per il nuoto sardo se colte da società e tecnici, e possono aiutare a porre basi importanti per un futuro migliore. Naturalmente se continuate nel tempo perché i confronti, i momenti formativi e tutte le iniziative che aiutano atleti e tecnici ad uscire dalla routine danno stimoli importanti a continuare, migliorarsi e puntare ad obbiettivi importanti.

Obbiettivi importanti che purtroppo non sono arrivati nelle misure che prevedevamo ad inizio stagione. Se proviamo ora ad analizzare il nuoto giovanile, e cosa fanno i nuotatori sardi che si allenano nelle piscine dell’isola ci accorgiamo che il nuoto sardo è sempre meno rappresentato a livello nazionale, e soprattutto sempre meno vincente.
Ai Campionati Italiani di Categoria di Roma abbiamo portato 14 atleti tra le categorie Juniores-Cadetti-Seniores e 15 atleti per la categoria Ragazzi. Di questi gli atleti che sono tornati a casa con una medaglia sono giusto due: Massimo Lai della Promogest, che ha ottenuto un bronzo nei 200 rana cadetti, e Samuele Congia dell’Antares, il quale è salito sul gradino più alto del podio nei 50 stile Ragazzi. Due medaglie, sebbene una d’oro, sono un bottino decisamente magro e inferiore alle aspettative per la Squadra Sardegna, e alla domanda sul perché non si riesca ad adeguare i nostri nuotatori agli standard nazionali solo giustificazioni striminzite e luoghi comuni.

Samuele Congia sul podio dei 50 Stile (FIN)

Discorso a parte merita di essere fatto per ciò che è avvenuto a Scanzano Jonico con la rappresentativa sarda degli Esordienti A in controtendenza rispetto ai più grandi e rispetto al passato. La Sardegna è finalmente tornata a premiazione grazie alle ottime prestazioni di Francesca Lai dell’Esperia (oro 100 dorso e 100 farfalla, argento 200 misti) e Valentina Ricuperato dell’Acquasport (argento 200 dorso). Ma rimane forte l’incognita: sarà un caso che gli Esordienti A abbiano fatto meglio rispetto ai più grandi? In Sardegna si lavora meglio con i preadolescenti? C’è stato un cambio di tendenza nel lavoro che si svolge in piscina?

Solo il tempo potrà dare risposte a riguardo e questa stagione potrà dirci di più a riguardo. Ma esperienza vuole che i cambiamenti non avvengano così dall’oggi al domani, e quando si tratta di cambiare qualcosa nella mentalità delle persone le cose si complicano, ancora di più quando si tratta di noi sardi.
Quello che è certo è che il Comitato sta dettando la strada verso un cambio di rotta. Ma bisognerà che questo cambio venga metabolizzato e assimilato anche all’interno delle società e nel modo di lavorare dei tecnici: a cominciare dalla condivisione e al lavoro non solo contro le altre società ma soprattutto con le altre società. Ma questa è tutta un’altra storia.

Categorie: Blog

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