Genitori nel mondo dello sport: risorsa o ostacolo?

Oggi trattiamo un argomento tabù nel mondo dello sport: i genitori dei giovani atleti.

Siamo convinti che per formare un atleta di rilievo servano un buon Allenatore, un buon Atleta ma anche un buon Genitore. Infatti se l’allenatore non sa allenare, non ha conoscenze ne metodi corretti, è poco probabile che riesca a formare buoni atleti. Se l’atleta non ha caratteristiche e interesse per quello sport, non ha determinazione e spirito di sacrificio difficilmente si appassionerà e si distinguerà. Se il genitore non ha fiducia in quello che il figlio fa o in chi lo segue, non porterà il bambino agli allenamenti con costanza e non avremo nessuna crescita dell’atleta.

Queste 3 figure raramente si rapportano tutte e tre nello stesso discorso. I dialoghi più comuni avvengono tra due di questi alla volta, e in questi dialoghi bilaterali, e questo è un concetto molto importante, il terzo deve rimanerne fuori.
Atleta e Allenatore sono la base dello sport, dialogano sugli aspetti tecnici e tattici, tutto il metodo, l’allenamento, la gestione della gara, il giudizio del risultato è questione che compete solo a queste due figure. Atleta e Genitore, o meglio figlio e genitore, hanno un rapporto sacro tra loro, e tutto ciò che riguarda la vita familiare è di loro interesse, e non può e non deve riguardare l’allenatore. Infine quello tra Genitore e Allenatore è il dialogo spesso più complesso, che molti allenatori tendono ad evitare, e che quando avviene spesso è perché c’è qualcosa che non va.

Durante un corso di formazione mi è stata detta una frase molto conosciuta nel mondo dello sport, meno conosciuta nel mondo “laico”, ovvero: < il miglior atleta è quello orfano >. Questo perché il genitore vuole essere presente nella vita sportiva del figlio, e questa presenza, spesso e volentieri,  determina danni e ostacoli al processo di crescita dell’atleta.

Danni e ostacoli perché? Molti genitori, in virtù del loro essere adulti, essere paganti delle tariffe societarie ed avere a cuore il meglio per il proprio figlio, spesso superano i confini entro i quali vige l’esclusivo rapporto tra allenatore e atleta. Alcuni entrano in conflitto con l’allenatore in merito al metodo e tecniche usate, pur senza avere nessuna formazione o titolo per poter parlare; altri riducono tutto alle vittorie del figlio che, se non arrivano, evidentemente c’è qualcosa che non va. Molti si sostituiscono all’allenatore dando i propri consigli al figlio su come svolgere l’attività, e giustificando e commentando ogni risultato con le loro parole che, di tecnico, quasi sempre, non hanno nulla. Inoltre con il loro agire molto spesso vanno a danneggiare quello che nessuno si sognerebbe mai di voler danneggiare: ovvero l’atleta. Un atleta che a causa del genitore non riesce a vivere nel modo giusto sconfitte e vittorie è un atleta che crescerà male e quasi certamente lascerà lo sport molto presto.

Merita attenzione inoltre il fenomeno dei genitori con qualifica da istruttore o allenatore, che pur non essendo gli allenatori del proprio figlio, entrano nel merito del lavoro svolto da chi invece gli allena e lo sostituiscono (o integrano) con il loro modo di agire. A questi ultimi andrebbe revocata ogni qualifica perché evidentemente non hanno capito nulla. L’allenatore fa l’allenatore, il genitore fa il genitore!

Tutte queste cose sono un ostacolo evidente al processo di crescita dell’atleta. Fanno eccezione i casi in cui si ha a che fare con allenatori privi di senno e virtù (e purtroppo ne esistono): ma anche in questi casi piuttosto che perdere le staffe per dei metodi ritenuti errati è sempre meglio prima chiedere spiegazioni al diretto interessato, capire e accertarsi degli eventuali dubbi, e solo poi eventualmente agire cambiando allenatore.

Tuttavia nel complesso, a detta di chi scrive, i genitori dell’atleta sono una risorsa molto preziosa e purtroppo molto spesso non sfruttata.

Questo pensiero nasce dalla considerazione che

  • il genitore è colui che ogni giorno porta l’atleta ad allenarsi, passa molto più tempo con lui rispetto all’allenatore, ha maggiore e diversa influenza, e possiamo contare sul fatto che avrà sempre l’interesse per fare il meglio per lui.
  • il genitore spesso e volentieri non conosce metodi insegnativi, tecniche e prerogative dell’allenatore.

Quindi risulta evidente che quando il genitore con i suoi atteggiamenti si pone ad ostacolo del lavoro dell’allenatore, lo fa in virtù del fatto che non sa, e sbaglia non sapendo di sbagliare. Molti allenatori si irritano per questa ignoranza, e preferiscono agire in maniera chiusa, del tipo: “Io sono l’allenatore, tu non sai nulla quindi devi stare zitto e lasciarmi fare”. Non si vuole perdere tempo a voler “gestire il genitore”, anche perché magari non si ha tutto questo tempo da dedicare loro. Tuttavia questo atteggiamento è comune e tende a sollevare dei muri tra allenatore e genitore, e questi muri, nel bene o nel male, sicuramente aiutano ad evitare che il genitore ostacoli il lavoro.

Ma anche spiegare al genitore come funziona il proprio lavoro, dare informazioni e motivazioni su quello che si fa e perché lo si fa può contribuire a evitare eventuali suoi atteggiamenti di contrasto. Con questo metodo “aperto” si aumentano le “conoscenze” del genitore che a questo punto, sapendo quello che è meglio fare, avrà la tendenza a non sbagliare. Ma c’è un vantaggio rispetto al metodo chiuso, c’è che mentre chiudendosi si rischia di irritare il genitore e quindi perdere l’atleta, con il metodo più aperto invece si riesce a creare un rapporto di fiducia e stima reciproca tra allenatore e genitore, che poi alla lunga può essere sfruttato per rapportarsi meglio con il bambino. Immaginate un atleta che a 12 anni decide di interrompere la sua carriera sportiva a causa di una brutta sconfitta, un allenamento molto duro o uno scontro dialettico con l’allenatore: un genitore alleato può aiutarci molto a convincerlo a continuare, specialmente se questo lo si fa per il bene del bambino. Ma è solo un esempio: il genitore se alleato è un’arma in più e un grande aiuto nel lavoro dell’allenatore.

Dunque tornando alla frase dell’atleta orfano che sarebbe il migliore: la verità è che l’atleta orfano non potrebbe neanche venire ad allenarsi. Un allenatore non può impedire ad un genitore di interessarsi al proprio figlio, però può spiegargli come interessarsi facendo il meglio per il piccolo atleta, e può in questo modo garantirsi un alleato forte e un arma sicuramente determinante per la crescita di un futuro campione.

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Foto da Unsplash

Categorie: Blog

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