La Psicologia del giovane atleta

L’esito di una gara è il risultato di una equazione con tantissime variabili. Tra queste ha grande importanza lo stato di forma, che a sua volta dipende dal tempo dedicato agli allenamenti e dall’intensità e la specificità degli stessi. Ha un ruolo essenziale l’alimentazione e la nutrizione, che deve essere bilanciata ed equilibrata soprattutto negli agonisti. Conta tanto la psicologia e lo stato mentale dell’atleta durante la gara.

Parlare della psicologia della gara è banale, sappiamo tutti che le emozioni possono fare la differenza in quel momento. Però è talmente banale che quando si manca un risultato e si fa un’analisi a caldo non si pensa quasi mai allo stato mentale. Si va subito a pensare alla forma fisica e si conclude che, avendo fallito l’obbiettivo, certamente non doveva essere adeguata. Quindi si fa passa in rassegna tutto ciò che si è fatto e si ricercano gli errori, e soprattutto agli errori che sono stati fatti dagli altri: si mette in discussione l’allenatore e i suoi metodi, e ci si rassegna magari al fatto che si hanno dei limiti fisici. L’autocritica dello stato emotivo viene fatta sempre in ultima istanza. Si fa la gara senza accertarsi che lo stato mentale sia adeguato e ben focalizzato sull’obbiettivo e naturalmente a gara fallita si pensa a tutt’altro.

Eppure uno stato mentale inadeguato può influire tantissimo sull’esito delle gare. Molte gare di differenti sport sono state fallite da atleti e squadre professionistiche proprio a causa di uno stato mentale inadeguato. E al contrario molti vincenti raccontano quanto abbiano lavorato sulle emozioni: dicono che tutta la società ha lavorato affiché ci fosse sempre “serenità nello spogliatoio”, parlano di come il proprio allenatore ha sempre “focalizzato l’attenzione sugli obbiettivi”. Molti atleti hanno dovuto “contenere le gioie per le vittorie minori in attesa d quelle di maggior rilievo”, e allo stesso modo hanno dovuto “gestire le tristezze per le sconfitte”.

Ogni avvenimento sportivo ed extra-sportivo influenza il nostro stato mentale. I risultati della loro interazione possono essere ridotti a due stati mentali comunissimi che possono influenzare negativamente il risultato di una gara, che sono agli antipodi.

  • Il primo è l’ansia ovvero la troppa aspettativa nei confronti del risultato e l’ossessione delle conseguenze che avrebbe la sconfitta.
  • Il secondo è il disinteresse per gara, la mancanza di stimoli può demolire sia gli atleti forti (che affrontano così la gara con minore attenzione commettendo maggiori errori), sia gli atleti meno forti (che rassegnati alla sconfitta si convincono che non valga la pena tentare qualcosa di più).

Nei piccoli atleti questi due stati mentali emergono puri nella loro essenza, e sono evidenti anche a coloro che non sono allenatori per professione. E’ classico il bambino che fa agonismo, viene portato alle gare, ed è come se fosse in gita: inizia la gara e la fa al normale ritmo da allenamento, senza dare nulla di più. In questo caso il bambino non riesce a focalizzare l’obbiettivo, non ha interesse a perseguirlo dunque non si sforza. Questi bambini vengono spesso considerati pigri, ma il problema fondamentale non è la pigrizia in se quanto la mancanza degli stimoli adatti a lui, o per lo meno non si è ancora riusciti a trovarli. E poi c’è il bambino che affronta la gara come se fosse una finale olimpica o mondiale, magari piange negli attimi precedenti e non riesce a contenere il proprio nervosismo. E’ talmente nervoso che gli viene difficile mettere in pratica tutto ciò che ha imparato e normalmente fa in allenamento: non riesce a pensare a ciò che gli è stato insegnato perché la sua mente è affollata da pensieri negativi e paure.

L’atleta non può prescindere da una preparazione mentale adeguata, aiutato sia dall’allenatore che in alcuni casi da un professionista della mente. E’ indubbio che la preparazione fisica è la base, però non è solo di muscoli che si ha bisogno. “Mens sana in corpore sano” è un detto che si è sempre ripetuto per sottolineare che bisogna sia fare sport che studiare. Ma l’atleta stesso, per essere un giorno un atleta di successo, deve possedere mens sana, a prescindere che sia un genio o un asinello a scuola .

Il lavoro psicologico deve accompagnare ogni allenamento. L’analisi delle proprie sensazioni e l’interpretazione delle proprie paure deve diventare un passaggio obbligatorio se si vuole avere a che fare con atleti di rilievo un giorno. Fortunatamente sono sempre di più gli psicologi che vengono reclutati dalle società sportive, e sono sempre di più quelli che si specializzano nella psicologia dello sport e danno supporto a tanti atleti giovani e adolescenti. Lo psicologo ormai non è più solo ed esclusivamente un ausilio per curare certi problemi: è e deve diventare sempre di più una figura che aiuta a prevenirli, ed un insegnante che insegni come gestire le emozioni.

Naturalmente anche i genitori hanno il loro ruolo. In ogni cosa le persone che passano più tempo con i bambini e i giovani atleti sono i genitori, e in virtù di questo hanno un ruolo da protagonisti nella vita e nella crescita dei figli. Ogni loro parola, ogni loro azione o pensiero espresso a voce alta, se non ponderato può avere effetti negativi. Non vogliamo analizzare le situazioni particolarmente critiche in cui versano alcune famiglie: soffermiamoci sulla vita di ogni giorno di una famiglia “normale”. Lo stato mentale di un bambino può essere alterato da qualsiasi cosa, e anche per questo molti bambini viaggiano rapidamente tra stati emotivi elevati e umore nero. Un esempio per tutti: il genitore che tiene il bambino dentro una campana di vetro, che gli impedisce di vivere le emozioni negative e ogni volta giustifica le sconfitte. Un atteggiamento sicuramente che protegge il bambino da tanti eventi negativi, ma anche dalle negatività che aiutano a crescere: questo influisce tanto sia nella crescita dell’atleta ma anche e soprattutto nella crescita di uomini e donne.

Non si dovrebbe mai banalizzare uno stato emotivo, mai sottovalutare il fatto che il bambino è in grado di pensare e ragionare le proprie emozioni. Non focalizzarsi solo sulle apparenze ma avere sempre un occhio indagatore per cercare di capire se sotto non ci sia qualcosa di più. Nessuna vittoria sarà mai assoluta così come mai nessuna sconfitta lo è: dunque sempre ragionare che se si vince oggi non significa che si è vincenti anche domani, così come se si perde oggi ci sarà sempre una nuova occasione per vincere nel futuro.

E l’invincibile non è quello che vince sempre, ma quello che anche se perde non è vinto mai” (L. Cherubini)

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Categorie: Blog

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