L’illusione dei successi a livello giovanile

Oggi abbiamo deciso di scrivere un post triste, una dura realtà che molti ex agonisti sicuramente hanno vissuto sulla propria pelle. Più di uno di noi è stato agonista di qualche disciplina un tempo: quanti tornei, quante gare, quanti meetings e memorial nel nostro passato. E qualcuno di noi ricorderà. magari con un pizzico di nostalgia, di essere stato un piccolo campione all’epoca. Tanti i successi sportivi da bambini o da ragazzini e magari oggi ci si ritrova totalmente fuori dal panorama sportivo, disillusi da questo mondo che non ha mantenuto le sue promesse. Ma questo perché accade? C’è da rimproverarsi per la perdita dello spirito competitivo? O le cause sono da ricercare all’esterno?

Partiamo da un’analisi della fisiologia umana. Dagli 11-12 anni nel corpo e nella mente di tutti i bambini iniziano a susseguirsi cambiamenti, trasformazioni che continueranno per i successivi 5-6 anni. Cambiano totalmente le proporzioni del corpo, cambiano le masse muscolari e la distribuzione dei grassi corporei, si allungano le leve: un atleta adolescente si ritrova a dover muovere e manovrare un corpo ogni mese diverso, per 5 anni. Questo non è un concetto scontato e il nostro bambino in trasformazione non ha vita facile perché questi cambiamenti spaventano. Infatti dalle trasformazioni corporee e dalle difficoltà nel dover gestire il nuovo corpo, derivano paure, ansie, insicurezze che destabilizzano non poco. Fondamentalmente possiamo dire che il bambino e l’adulto, anche se portano lo stesso nome, vivono in due periodi differenti e sono da considerarsi persone differenti.

Che senso ha allora fare sport da bambini se poi da adulti si cambia totalmente? Beh non è che cambi tutto, certe cose rimangono. Nel nuoto, ma il concetto vale anche per l’atletica e per tutti gli altri sport, alcune caratteristiche e alcune capacità acquisite e sviluppate da bambini, se stimolate continuamente durante l’accrescimento, si ritrovano anche nel giovane adulto. La mobilità articolare ad esempio, la rapidità, l’apprendimento dei gesti motori sono capacità maggiormente sviluppabili nell’infanzia, e se apprese e consolidate da bambini rimangono nel tempo. I bambini, si sa, sono delle spugne e assorbono tutte le informazioni che possono, e ogni stimolo motorio determina delle sensazioni tattili e propriocettive che creano nuovi circuiti neuronali e accrescono il bagaglio motorio. Al contrario un adulto ha molte più difficoltà ad imparare, e riesce a sviluppare meglio capacità come la forza e la resistenza, poiché ha le masse muscolari e le leve corporee al pieno del loro sviluppo. Capita spessissimo di ritrovare in piscina o in palestra ragazzi già sviluppati o adulti che non hanno mai fatto sport in precedenza, e che mostrano rigidità nei movimenti, oltre che una totale mancanza di coordinazione. Questo succede perché non è stato fatto un lavoro motorio appropriato quando erano bambini e non c’è stata continuità nello sviluppo di quelle capacità proprie dell’infanzia. E sappiamo quanto poi è duro e difficile per un adulto che non ha mai fatto sport riuscire ad allenarsi e acquisire quelle capacità! Questi concetti sono fondamentali e vengono insegnati in ogni corso professionale per diventare allenatori di ogni disciplina sportiva.

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Un bambino vincente poi non è detto che diventi un adulto vincente, così come un bambino impacciato e distante dal podio alle gare giovanili, non è detto che non possa diventare un campione olimpico. Molti bambini vincono perchè sono avvantaggiati da uno sviluppo puberale precoce e a 10 anni si ritrovano già alti 2 metri, con la barba e il figlio in tribuna che fa il tifo: è evidente il vantaggio evolutivo rispetto agli altri, ed è facile capire la correlazione con le vittorie. Ma ciò non deve illudere: le cose cambiano e cambieranno e tutti avranno il proprio sviluppo. E durante lo sviluppo anche la genetica ci mette il suo zampino: naturalmente chi ha i geni “buoni” magari diventerà più alto e con caratteristiche fisiche ideali per un determinato sport, e avrà sempre un po’ di vantaggio. Chi ha genitori magari non esattamente alti rimarrà più minuto (e potrà comunque aspirare a diventare un nuovo Messi…ma questo è un altro discorso).
Alla fine dello sviluppo si avrà l’atleta definitivo e vincerà chi più ha caratteristiche e talento, chi è riuscito a coltivare e padroneggiare quel talento con determinazione e forza d’animo, e chi ha lavorato bene con continuità sin da bambino. Nel nuoto ci sono tanti esempi di campioni che da bambini non hanno mai vinto nulla: nuotano da sempre, magari erano dei piccoli grilli da bambini e crescendo sono diventati colossi. Naturalmente hanno acquisito un vasto bagaglio motorio già da bambini e solo una volta diventati grandi sono riusciti a utilizzarlo al meglio.

L’allenatore delle categorie giovanili e il genitore che porta il proprio figlio a fare sport devono essere lungimiranti. Non si giudica la qualità di un percorso o di un lavoro in relazione alle vittorie nel breve termine. Però un po’ perché è difficile fare progetti proiettati nel lontano futuro, un po’ perché c’è poca informazione a riguardo, le vittorie a livello giovanile illudono molto spesso e diventano l’obbiettivo principale di molte attività giovanili. Purtroppo si assiste a situazioni deliranti, nel mondo del nuoto ma anche in tutti gli altri sport. Tanti genitori caricano i bambini della responsabilità di vincere ad ogni costo una medaglia in una gara giovanile, e magari lo fanno solo per potersi vantare con gli altri genitori di quanto il figlio sia migliore degli altri. Anche tanti allenatori sbagliano, soprattutto nel calcio. Si improvvisano Mourinho e puntano a vincere: ignorano totalmente i bambini più lenti e impacciati, che magari si impegnano di più (e che dopo poco si stuferanno di fare calcio), dando attenzioni solo al talentino che magari è una peste e non rispetta le regole (e quindi si stancherà e lascerà il calcio pure lui). Non riesce a capire che mentre Mourinho allena professionisti adulti, nelle scuole calcio di periferia si allenano bambini che hanno solo voglia di divertirsi. Non si riesce ad avere lungimiranza e capire che, oltre a fornire un insegnamento sbagliato, si sta rinunciando alla coltivazione di un atleta e una squadra davvero motivata, e si rinuncia per gongolarsi nelle vittorie di una squadretta che gioca e vince solo con i bambini più “bravini”. Poi ci si lamenta perché l’Italia non partecipa ai Mondiali e non ci sono calciatori forti in Italia!

Quindi il cuore delle attività giovanili è proprio lo sviluppo di un bagaglio motorio il più vasto possibile, e questo lo si può fare fornendo il maggior numero di stimoli ai giovani atleti. Naturalmente se si lavora bene e se si ha a che fare con piccoli talenti si può anche inciampare in vittorie da giovani: medaglie e coppe possono fare tanto per lo spirito agonistico e per la motivazione. Però c’è differenza tra lavorare per diventare un atleta completo e inciampare nel percorso in una vittoria, e lavorare per vincere. Soprattutto a livello giovanile l’obbiettivo non deve mai essere quello di vincere, quanto piuttosto quello di strutturare il lavoro in tappe con gare che fungono da check point, e in base a come e quando si raggiunge ciascuna tappa organizzare e rimodellare il percorso, con l’obbiettivo finale di avere un atleta adulto completo.

Noi allenatori, noi genitori, noi atleti non dobbiamo mai illuderci per una vittoria, soprattutto se è a livello giovanile. Poniamoci obbiettivi a lungo termine, lavoriamo per raggiungerli tappa dopo tappa, e un passetto alla volta arriviamo all’obbiettivo. Chi ha vinto da piccolo e ora non vince più non si sconsoli: la vita ci propone milioni di strade, non vi siete ne sprecati ne persi. Probabilmente vi hanno rovinato le persone che vi erano vicine, o probabilmente la strada che avete scelto è un’altra. Ma mai dire mai, lo sport è sempre dietro l’angolo e la vita è imprevedibile. Chissà che non stia preparando un giorno una nuova gara per voi!

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Categorie: Blog

2 Comments »

  1. Credo ci sia un refuso nella frase “Molti bambini vincono perchè sono avvantaggiati da uno sviluppo puberale precoce e a 10 anni si ritrovano già alti 2 metri, con la barba e il figlio in tribuna che fa il tifo”. Il figlio?

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    • Ciao Carlo, non si tratta di refuso. Ho scelto di esasperare lo sviluppo puberale che un bambino può avere scrivendo che sono alti due metri, hanno la barba, e hanno anche già un figlio che fa il tifo per loro in tribuna! Questo voleva essere il senso…ahahaha!

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